Perché tutti parlano di Arturo Ferrarin, chi era?

Arturo Ferrarin: chi era è perché tutti ne parlano

I curiosi e gli appassionati del mondo dell’aviazione avranno sicuramente sentito citare Arturo Ferrarin, famoso aviatore vissuto agli inizi del ‘900.

La sua storia inizia nel 1895, quando nasce a Thiene, da due genitori impegnati nell’industria tessile. Ma è grazie al settore dell’aviazione che ha ottenuto la fama, per via del suo coraggio, della sua determinazione e delle sue imprese eroiche in volo.

Insieme ripercorreremo le tappe fondamentali della sua vita, spiegando come e perché sia entrato di diritto nella storia dell’aviazione.

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I primi anni di Arturo Ferrarin e il “Raid Roma-Tokyo”

Ferrarin era il sesto di sette fratelli e trascorse l’infanzia nella provincia di Vicenza.

Ferrarin, sesto di sette fratelli, trascorse l’infanzia nella provincia di Vicenza

Una volta completati gli studi presso un istituto tecnico, venne chiamato a combattere nella Prima Guerra Mondiale, dove ricoprì il ruolo di mitragliere di bordo nel Battaglione Aviatori.

Non era quella però l’aspirazione del giovane, che ambiva a pilotare egli stesso gli aerei sui quali viaggiava. Per questa ragione chiese il trasferimento a Cameri per poter frequentare la scuola di pilotaggio per conseguire il brevetto, ottenuto nel 1916.

Una volta tornato in battaglia emerse per la sua bravura e audacia nei combattimenti, conquistando anche una medaglia al valore.

Dal momento in cui ottenne la licenza non si fermò mai più, arrivando a svolgere addirittura 11700 voli nel primo anno dopo aver preso i brevetti, un record non di poco conto.

Con la fine della guerra non si spense la sua passione per gli aerei, così iniziò a partecipare a diverse gare acrobatiche aviatorie fino al 1919.

In quell’anno gli giunse voce che Gabriele D’Annunzio voleva effettuare un viaggio che prevedesse 25 diverse tappe con la partecipazione di diversi piloti, per raggiungere Tokyo partendo da Roma, un’impresa definita “Raid Roma-Tokyo”.

Seppure inizialmente non fosse stato selezionato, Arturo Ferrarin riuscì in seguito ad ottenere l’autorizzazione dalla Direzione Aeronautica di prendervi parte. Il viaggio iniziò il 14 febbraio 1920 e fu non privo di problemi e incidenti che portarono molti partecipanti a doversi ritirare.

Ferrarin, invece, riuscì a concludere la traversate il 31 maggio del 1920, vantando ben 18.000 mila km percorsi in 109 ore.

L’impresa fu un tale successo e suscitò un tale entusiasmo che furono organizzati numerosi festeggiamenti e inoltre, l’aereo utilizzato per il viaggio fu esposto al museo imperiale delle arti di Tokyo.

Da quel momento Ferrarin divenne una vera icona, molto apprezzato in tutta l’Asia, oltre che nella sua madrepatria.

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La carriera e gli ultimi anni

Per quanto riguarda la carriera militare, Arturo Ferrarin continuò a distinguersi per i suoi meriti, che lo portarono ad essere ben presto promosso al ruolo di capitano e, poi, a tenente colonnello.

Continuò a partecipare con successo a numerose gare aeree, fino al 1927 quando decise di tentare di raggiungere il Brasile. Appoggiato pienamente dall’allora periodo fascista, iniziò subito la costruzione dell’aereo che lo avrebbe accompagnato in questa impresa che ebbe inizio il 3 luglio del 1928.

Nonostante qualche incidente di percorso, Ferrarin riuscì nell’impresa e la sua gloria divenne grande a tal punto da essere festeggiato ovunque.

Dopo questa esperienza, il giovane pilota fu insignito di una medaglia d’oro al valore aeronautico e scrisse un libro di memorie pubblicato nel 1929 intitolato “Voli per il mondo”. Quella brasiliana è considerata l’ultima operazione aerea in solitaria, da allora, infatti, i voli sarebbero stati effettuati solo in gruppo.

Nel 1941, però, una tragedia stroncò la sua vita a soli 46 anni. Durante un collaudo, infatti, l’aereo di Ferrarin subì dei problemi strutturali, dei quali il pilota si accorse solo in volo. A nulla servirono i suoi tentativi di comandare il velivolo e tentare un atterraggio di emergenza. Purtroppo l’aereo si schiantò rovinosamente al suolo, ponendo fine alla sua brillante carriera.

Ad Arturo Ferrarin furono dedicate scuole, strade, aeroporti e addirittura aerei: Alitalia ha infatti intitolato alla sua memoria uno dei suoi Boeing 767.

È difficile racchiudere in un unico articolo la grandiosità di uomini che hanno segnato la storia dell’aviazione, ma era doveroso fare chiarezza e dare spazio ad un grande pilota come Arturo Ferrarin.

Nonostante la sua tragica e prematura morte, egli è tutt’oggi un esempio per molti appassionati di volo, oltre che un simbolo del mondo dell’aviazione grazie alle sue imprese a dir poco strepitose, soprattutto considerando gli anni nei quali furono portate a termine.

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